Arrugginito, vecchio e più pesante del dovuto. Mi aveva lasciato un leggero segno rossastro sulla pelle.
“Tienilo”, disse. “Saprei quando ti servirà.”
Aggrottai la fronte, guardandolo e rigirandolo tra le dita. Non sembrava un oggetto di valore. Sembrava qualcosa che si potesse trovare sotto un vecchio termosifone o in fondo a un cassetto.
“Credo che ne abbia più bisogno tu di me”, dissi.
Scosse la testa una volta, con fermezza. “No. Ora è tuo.”
Aprii la bocca per ribattere, per chiedergli cosa intendesse, per insistere per riprendermelo, ma le porte dell’ufficio alle mie spalle si spalancarono con una folata d’aria calda e una voce ancora più gelida.
“Sei…?”
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